DCI-NA095 FORTE VIGLIENA

Il Forte di Vigliena

E' un edificio storico della città di Napoli, monumento nazionale, di cui rimangono oggi solo alcuni resti; è ubicato nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, sullo Stradone Vigliena.

La costruzione:
Sulle origini del fortino di Vigliena è stata formulata una ridda di ipotesi, francamente poco convincenti. Alla fine dell'Ottocento, lo studioso Francesco Pometti ritrova nel Grande Archivio di Napoli le cedole di tesoreria emesse nel 1706 per le spese di costruzione. Saltano fuori anche i nomi dell'ingegnere Filippo Mariniello, direttore dei lavori e dell'appaltatore Luise Androsiglie, nonché del fornitore delle munizioni Gregorio Minichini. La realizzazione avvenne, dunque, durante il mandato dell'ultimo viceré spagnolo, Juan Manuel Fernandez Pacecho, marchese di Villena - ecco spiegato il toponimo - evidentemente nel quadro di un ultimo programma di difesa ad oltranza dei domini spagnoli nel sud dell'Italia. Il forte, di forma pentagonale, era in sostanza una batteria per la difesa costiera, basso per evitare una eccessiva visibilità dal mare e piuttosto defilato al tiro delle artiglierie navali: misurava 6 metri di altezza dal lato della spiaggia e circa cinque dal lato opposto; intorno aveva un fossato largo 9 metri ed alto quanto l'edificio, che, quindi, appariva come interrato. Era dotato di sette grossi cannoni, rivolti verso il mare e di due piccole bocche da fuoco, verso terra. All'epoca di Carlo di Borbone, nel 1742, furono eseguiti, su consiglio dell'ing. Bardet, notevoli lavori di restauro e consolidamento ad opera degli ingegneri Francesco Lopez Vario e Francesco Rosso.
La fine del Forte

L'avventura della Repubblica Partenopea volge al termine. Il 13 giugno del 1799, i sanfedisti del cardinale Fabrizio Ruffo, che risalivano dalla Calabria verso la capitale per riconquistare il trono ai Borbone, giunsero alle porte della città. 

Al Ponte della Maddalena, nei pressi dei Granili, erano attesi dai soldati repubblicani del generale Wirtz. Poco lontano, nel fortino di Vigliena, si erano asseragliati 150 militi della cosiddetta "Legione Calabra", che inalberava una bandiera nera con la scritta"Vincere o morire"

Erano comandati da Antonio Toscani, un prete di Corigliano Calabro che aveva abbracciato con notevole coraggio l'idea repubblicana e libertaria; tra loro vi erano persone con forti motivazioni etiche e morali, ma certo non dotate di grandi doti ed esperienze militari.
Le milizie del cardinale, invece, raccoglievano la crema della delinquenza calabrese, presa dalle galere ed aizzata, con una subdola propaganda, ad uccidere e a saccheggiare. Si era strumentalizzato, a fini politici, tutto: fede religiosa, lealismo monarchico, paura per gli sconvolgimenti rivoluzionari, sete di sangue e di bottino, odio di classe.
Si fronteggiavano, quindi, conterranei, ma di pasta del tutto diversa; i rispettivi capi, poi, rappresentavano emblematicamente due mondi opposti: il cardinale, la conservazione ed il prete, la liberazione. I sanfedisti assaltarono il fortino. Lo scontro, accanito e cruento, non poteva finir bene per i difensori, per il divario delle forze in campo. Ma costoro, determinati a non cadere nelle mani di cotali "paesani", alla fine della battaglia preferirono far saltare la polveriera, seppellendo un buon numero di vincitori e vinti. L'autore materiale del gesto fu probabilmente lo stesso Antonio Toscani, ma qualche cronista cita anche i nomi di due altri difensori: Martelli e Pontari. L'episodio fu subito oggetto di una puntuale opera denigratrice e demolitrice dei cronisti borbonici, che sostennero la casualità dello scoppio, generato dall'imperizia e dal pressappochismo; quindi non di eroi si trattava ma di dilettanti allo sbaraglio.

Invece Pietro Colletta così narra l'avvenimento:

"I Russi assalirono Vigliena, ma per grandissima resistenza bisognò atterrare le

mura con batteria continua di cannoni, e quindi Russi, Turchi, Borboniani,

entrati nel forte a combattere ad armi corte, pativano, impediti e stretti dal

troppo numero, le offese dei nemici e dei compagni. Molti dei legionari

calabresi erano spenti; gli altri feriti, né bramosi di vivere; cosicché il prete

Toscani di Cosenza, capo del presidio, reggendosi a fatica perché in più parti

trafitto, avvicinasi alla polveriera, ed invocando Dio e la libertà, getta il fuoco

nella polvere, e ad un istante con iscoppio terribile muoiono quanti erano tra

quelle mura, oppressi dalle rovine o lanciati in aria, o percossi da sassi; nemici,

amici,orribilmente consorti".

Anche Alexandre Dumas, nel suo saggio sui Borbone di Napoli, descrive l'accaduto:


«In quel punto, s'intese una spaventevole detonazione, ed il molo fu scosso come

da un terremoto; nel tempo istesso l'aria si oscurò con una nuvola di polvere, e,

come se un cratere si fosse aperto al piede del Vesuvio, pietre, travi, rottami,

membra umane in pezzi, ricaddero sopra larga circonferenza. »

Quasi cento anni dopo lo scoppio, l'8 dicembre 1891, l'on. Imbriani ed altri deputati al Parlamento proposero di dichiarare il Forte monumento nazionale, in ricordo dell'episodio: Villari, ministro della Pubblica Istruzione, si associò in nome del Governo. Ma la cosa dovette sfumare, perché i ruderi del Forte furono poi usati come poligono di tiro con adattamenti che aumentarono i danni causati allo storico edificio dallo scoppio del 1799. Attualmente, se pur recintato, il sito è del tutto abbandonato.

Ma veniamo ai giorni nostri; siamo nel 2013 e, alla faccia dei tanti catastrofisti, il mondo non è finito; alcune telefonate, qualche mail e la decisione è presa: si va ad attivare, per il Diploma Castelli Italiani il forte Vigliena appena referenziato con

il numero NA095.

Per sabato 5 gennaio si danno appuntamento sullo stradone di Vigliena, soci e non della Sezione di Napoli per operare come IQ8NA/P.



Sono presenti Cielo, I8STC, Luigi, IK8QQM, Pasquale IZ8GDC, Claudio IK8LVL, Vittorio IK8PXZ ai quali si aggregano gli amici OM: Antonio IK8UHA, Gianluigi IZ8EWB e Pio IW8CKZ.

Alle 07.53, non senza qualche immancabile problema (Vittorio aveva dimenticato un cavo di alimentazione), si parte con il sempre presente Pasquale I8XTX che rassicura tutti sulla funzionalità della stazione. Si comincia dunque e come al solito c'è chi si diverte e chi lavora.

In fondo è giusto così perchè la capienza dell'auto è quella che è.

Il pileup si forma rapidamente e una cacofonia di suoni incomprensibili invade l'abitacolo dell'auto tanto che l'operatore decide di chiamare per zone. In circa un'ora vanno in carniere 115 QSO; si passa in 20m. e alla via così. Poi si torna in 40 e il quorum è pienamente raggiunto.

Al termine ci si da appuntamento a mercoledi in Sezione per pianificare altre operazioni.

 

Le condizioni attuali del sito

Ciò che ha colpito tutti è lo stato di abbandono e degrado in cui versa il sito che potrebbe essere facilmente indicato come simbolo dell'indifferenza delle amministrazioni centrali e locali verso ciò che potrebbe, a prescindere dal valore storico e culturale che rappresenta, diventare assieme al resto del nostro patrimonio una inesauribile fonte di lavoro e crescita economica.

Purtroppo non si può che convenire amaramente con Marcel Proust:

"La vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte,ma

quella che, disseminata di capolavori, non sa né apprezzarli né conservarli"


Bibliografia: "La Storia di Napoli" di V.Gleijeses

Wikipedia

A presto su queste pagine

Vittorio IK8PXZ

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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